La cucina che teneva insieme il mondo
La cucina di Nonna Angela non era grande.
Ma non era nemmeno piccola.
Era… giusta.
C’era sempre qualcosa sul fuoco.
E sempre qualcuno che entrava senza bussare.
Perché in certe case si bussa solo la prima volta.
Poi la porta impara da sola quando aprirsi.

Il tavolo era di legno vero.
Con i segni delle pentole, dei coltelli, del tempo.
Nonna Angela diceva che un tavolo liscio è un tavolo che non ha vissuto.
La domenica cominciava il sabato.
«Le cose buone hanno bisogno di tempo,» diceva.
E intanto metteva in ammollo l’uvetta, tirava fuori gli amaretti, controllava la farina come se fosse una cosa viva.
E forse lo era.
Quando impastava, parlava poco.
Ma ogni tanto diceva frasi strane, come se stesse rispondendo a qualcuno che gli altri non vedevano.
«Sì, lo so…»
«Aspetta un attimo…»
«Adesso.»
Nessuno chiedeva mai con chi stesse parlando.

Una volta, mentre chiudeva i tortelli, qualcuno le chiese:
«Ma perché li fai sempre uguali, uno per uno?»
Lei alzò le spalle.
«Perché ognuno deve sentirsi importante.»
Il Tortello Cremasco non è un dolce.
È una promessa.
Dentro c’è:
-
un po’ di amarezza
-
un po’ di dolce
-
un po’ di memoria
-
e un segreto che ogni famiglia difende come può
Nonna Angela diceva che la ricetta non era sua.
«Io la custodisco soltanto.»
Come se le ricette fossero animali lenti che attraversano le generazioni.

Quel giorno, mentre l’acqua cominciava a bollire, la casa fece un rumore strano.
Un brontolio lontano.
Come un mobile che si sposta in una stanza troppo grande.
Nonna Angela si fermò.
Appoggiò le mani sul tavolo.
«Si è girato di nuovo,» disse.
«Chi?» chiese qualcuno.
«Lo sai.»
Poi buttò i tortelli nell’acqua.
Quando tornarono a galla, sorrise.
«Visto? Oggi vengono bene.»
Fuori, la pianura era immobile.
Ma sotto, molto sotto, qualcosa stava respirando.

A tavola, come sempre, si parlava di tutto.
Del tempo.
Dei campi.
Di chi non c’era.
Di chi sarebbe arrivato.
E ogni tanto, senza che nessuno se ne accorgesse, qualcuno taceva.
Come se stesse ascoltando.
Perché ci sono cucine che non servono solo a cucinare.
Servono a tenere insieme il mondo.
E mentre il viaggio continuava, tra una forchetta e l’altra, nessuno si accorse che il Drago aveva appena aperto un occhio.