Il Drago che dormiva sotto la pianura

Nessuno, nel Cremasco, aveva mai visto davvero il Drago Tarantasio.

Eppure, tutti sapevano dove dormiva.

Dormiva sotto la terra piatta.
Sotto i campi ordinati.
Sotto i fossi, le strade bianche, le cascine, i filari di pioppi.
Dormiva da così tanto tempo che la gente aveva smesso di averne paura, ma non aveva mai smesso di parlarne.

C’era chi diceva che fosse grande come una chiesa.
C’era chi giurava che, nelle mattine di nebbia, si potesse vedere il suo respiro salire dalla terra.
E qualcuno sosteneva che certe curve dei fiumi — l’Adda e il Serio — non fossero altro che le tracce del suo corpo addormentato.

La verità è che il Drago Tarantasio non era un drago come quelli dei libri.

Non viveva nei castelli.
Non sputava fuoco.
E non collezionava principesse.

Collezionava storie.

Nonna Angela, per esempio, diceva di averlo sentito una volta.

Stava chiudendo i tortelli in cucina, in una mattina d’inverno così silenziosa che perfino l’orologio sembrava camminare piano. Mentre piegava la pasta, aveva avvertito una vibrazione leggera, come un brontolio lontano.

«Si sta girando dall’altra parte,» aveva detto, senza alzare lo sguardo.

«Chi?» aveva chiesto qualcuno.

«Il Drago. Quando si muove, qui sotto, vuol dire che sta cambiando stagione.»

Nessuno aveva mai osato contraddirla.

Perché nel Cremasco ci sono persone che sanno cose che non stanno scritte da nessuna parte.

 

 

Il Drago Tarantasio era antico.
Più antico delle città.
Più antico delle strade.
Forse persino più antico dei fiumi.

Si diceva che, molto tempo prima, quando qui c’erano solo paludi e silenzi, fosse stato lui a insegnare all’acqua dove andare. E che poi, stanco, si fosse arrotolato su se stesso e si fosse addormentato, diventando pianura.

E quando dorme un drago così grande, succede una cosa strana:

Il mondo cresce sopra di lui.


Crema, Soncino, Pandino, i borghi piccoli, le cascine, i campi…
Tutto era nato sopra il suo sonno.

E ogni tanto, quando qualcuno cammina senza fretta lungo un sentiero, o segue un canale, o si perde in una strada che non aveva previsto, sta in realtà seguendo una delle sue antiche scaglie.

Ma quasi nessuno lo sa.

 

 

Ci sono bambini, però, che lo sentono.

E ci sono vecchie cucine dove certe storie non sono mai andate via.


Quella mattina, Nonna Angela aveva aperto la finestra e aveva guardato la nebbia stendersi sui campi come una coperta.

«Oggi è una giornata buona,» disse.

«Per cosa?»

«Per cominciare un viaggio.»

E quando disse “viaggio”, non intendeva prendere una valigia.

Intendeva guardare il territorio come se fosse la prima volta.

Perché il Drago Tarantasio non si vede.

Ma se sai ascoltare, ti accompagna.

Ti porta lungo i fiumi.
Ti fa entrare nei paesi.
Ti fa sedere a tavola.
Ti fa rallentare.

E, senza che tu te ne accorga, comincia a raccontarti una storia.


Questa storia comincia qui.

Tra due fiumi.
Sopra un drago che dorme.
In una terra che sembra semplice.
E che invece è piena di meraviglie silenziose.

 

 

E questo…
è solo l’inizio.

Perché il Drago si sta muovendo di nuovo.

E quando si muove, vuol dire che sta per ricominciare il viaggio.