Dove l’acqua ricorda
Tra l’Adda e il Serio la terra non è mai davvero ferma.
Sembra piatta, è vero.
Ma se la guardi bene, capisci che sta solo trattenendo il respiro.
Qui l’acqua ha una memoria lunga.
Scorre lenta, ma non dimentica niente.

Nonno Pietro lo sapeva.
Diceva che i fiumi non sono strade d’acqua.
Sono racconti che si muovono.
Era pescatore.
E anche cacciatore, quando i tempi erano quelli giusti e il rispetto veniva prima di tutto.
Camminava lungo gli argini come se stesse leggendo un libro che solo lui sapeva decifrare: un’impronta nel fango, un ramo spezzato, un’ombra diversa sull’acqua.
«Qui è passato qualcuno,» diceva.
E non parlava sempre di animali.
Nonna Angela diceva che Pietro sapeva quando il Drago si muoveva.
Non perché lo vedesse.
Ma perché l’acqua cambiava voce.

Una volta, molti anni fa, portarono un bambino lungo il Serio.
Non per insegnargli a pescare.
Per insegnargli a guardare.
«Prima impari questo,» disse Pietro, fermandosi sull’argine.
«Poi tutto il resto viene da solo.»
Il bambino non vide niente di speciale.
Solo acqua.
Solo alberi.
Solo silenzio.
Ma sentì qualcosa.
Come se sotto i piedi la terra fosse… viva.

Tra l’Adda e il Serio ci sono strade che non portano da nessuna parte.
O forse portano dove serve.
Ci sono campi che cambiano colore con le stagioni come se qualcuno li stesse ridipingendo piano.
Ci sono nebbie che arrivano senza fare rumore e cancellano i confini.
E quando i confini spariscono, succedono cose strane.
Pietro diceva che certe mattine si poteva quasi vedere la schiena del Drago.
Non con gli occhi.
Con la pelle.
«Senti?» chiedeva.
E se stavi zitto abbastanza a lungo, sentivi davvero una specie di vibrazione lontana. Come un respiro che non apparteneva a nessuno.

Una volta, durante una piena, il fiume aveva preso una strada nuova.
Tutti erano preoccupati.
Pietro no.
«Non è il fiume che si sposta,» disse.
«È il Drago che si gira nel sonno.»
Tra Adda e Serio non si costruisce soltanto.
Si aspetta.
Si aspetta che l’acqua scenda.
Che la nebbia si alzi.
Che il terreno dica sì.
E questa è una cosa che la terra non dimentica.

Nonna Angela diceva che per questo la gente di qui parla poco.
Perché vive in mezzo a cose che parlano da sole.
Quel giorno, tornando a casa, il bambino chiese:
«Ma il Drago esiste davvero?»
Pietro non rispose subito.
Poi disse:
«Se impari a stare fermo abbastanza, lo capisci da solo.»
E ancora oggi, se cammini tra l’Adda e il Serio:
-
e senti l’aria cambiare senza motivo
-
e vedi l’acqua scurirsi all’improvviso
-
e hai l’impressione che la terra sotto i piedi stia pensando…
…allora forse sei sopra una delle sue scaglie.
Il viaggio, ormai, è cominciato davvero.
E sta andando verso i paesi.
Verso le piazze.
Verso le cucine dove qualcuno sta già impastando.